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Identificazione
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dr.ssa Susanna Giovanazzi
Inviato il: Mercoledì, 23-Apr-2008, 16:21
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Parliamo di identificazione?
Ne possiamo parlare a proposito della ricerca sulla formazione della personalità, quando la ricercatrice (e qualche raro ricercatore), si trovano davanti alla scena madre-bebè.
La ricercatrice può osservare la posizione della madre, a sua volta identificabile con l’oggetto del suo nutrimento e delle sue cure.
Oppure può guardare in se stessa e ascoltare la propria spinta a diventare la persona nutrita e accudita in quel momento da quel tipo di madre.
Può scattare l’impulso ad amare quel tipo di madre e ricordare la propria
Può anche scattare il rancore verso una madre poco nutritiva e poco amorevole
E verso il proprio istinto materno e paterno….
E sulle pulsioni aggressive verso chi sta prendendo il posto che vorrebbe l’osservatore?
Che ne pensate dell’esperienza di osservare da vicino queste spinte affettive?
Quali non abbiamo nominato, che voi invece avete sperimentato?
 
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pippi calzelunghe
Inviato il: Martedì, 29-Apr-2008, 10:20
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Durante l'osservazione mi sono accorta che per me è impossibile non identificarmi. Tuttavia l'oggetto della mia identificazione è cambiato spesso, a seconda se osservavo la madre, il bambino, o il contesto familiare in generale. L'ho scoperto soprattutto rileggendo le osservazioni e i miei commenti, da lì ho capito con chi mi stavo identificando.
Normalmente, durante l'osservazione mi sono identificata col bambino, proiettando su di lui i miei sentimenti. Incredibile poi come quel genere di sentimento provato durante l'osservazione io mi sia trovata a provare anche nella vita, forse sollecitato o risvegliato dall'osservazione.
Per esempio ho 'patito' molto quando la madre cercava di nutrire il bambino anche quando lui mostrava di non averne voglia o di essere svogliato, non interessato al seno, forse già sazio. Avrei voluto che lei gli desse il tempo di sentire la fame. Che aspettasse un segnale di fame prima di proporre il seno. Negli appunti ho poi commentato dicendo che trovavo troppo invadente questo modo, senza dare il tempo all'altro (il bambino, io...) di provare la sensazione del desiderio, del poter immaginare la forma della 'mia' fame, e di poter immaginare qualcosa che la plachi: un seno(?) per esempio.
Le sensazioni erano proprio fisiche: il fastidio, il senso di essere soffocata, la sensazione dell'assedio poi la rabbia per non ottenere quello che volevo.
Ho fatto anche un bell'esercizio quando ho tentato di separare le mie identificazioni dalla scena che andavo osservando,quanto 'pesavano' i miei sentimenti su di essa.
Il bambino in questione sembrava ribellarsi con molta meno foga di quella che io mi aspettavo (o speravo).
Prossimamente vorrei raccontarvi anche le altre 'identificazioni'.
Oggi un abbraccio e una buona giornata a tutti.

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scuoladipsicodramma
Inviato il: Martedì, 29-Apr-2008, 12:11
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Sono lieta di notare che il gli utenti cominciano a prender confidenza col forum.

Ricordo a tutti però che è necessario firmare ogni intervento col proprio nome e anno di corso, in modo da riconoscervi tra di voi e coi docenti.

Grazie per la collaborazione e buon forum!
 
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lorenzomedici
Inviato il: Sabato, 03-Mag-2008, 17:52
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A dire il vero, durante le osservazioni che sto facendo in questo periodo sul rapporto madre-bimbo, non mi sono sentito catapultato in un processo identificatorio; la neutralità con cui ho affrontato e continuo ad affrontare questi incontri in qualche modo ne inibisce i processi identificatori che sono forse alla base di un temporaneo disancoraggio da un Io proiettato verso una propria ulteriorità evolutiva (cognitivamente e personologicamente parlando) ; a discapito di questa neutralità consapevole ne deriva forse un conseguente e deleterio impoverimento dello spessore empatico del soggetto osservatore, ma , forse, per il "principio di indeterminazione" di Heisenberg, non possiamo avere la botte piena e la moglie ubriaca; insomma, già una osservazione obiettiva è meta difficile(in quanto spesso è solo viaggio), un processo identificatorio "a flusso libero" nell'ambito di un contesto puramente osservazionale e non terapeutico, mi lascia un pò tra il curioso e il preoccupato. Altri processi di identificazione cui faceva riferimento la dott.ssa Giovanazzi, potrebbero anche, perchè no, districare alcuni nodi inerenti la follia. A tal riguardo Schopenhauer nella sua opera "Il mondo come volontà e rappresentazione", dice, per es. , che i pazzi non si ingannano nella conoscenza di ciò che è immediatamente presente; le loro divagazioni (e in ciò potrebbe anche consistere il percorso di identificazione da parte dell'osservatore), si riferiscono sempre a ciò che è assente o passato, e soltanto in tal modo alla loro relazione col presente. Il che fa credere che la loro malattia tocchi principalmente la memoria. Dice Schopenhauer" Il pazzo può evocare delle scene isolate del passato ( e quindi le identificazioni da parte dell'osservatore o della madre nei confronti del bimbo ) e dar loro tutta la vivacità di una scena isolata del presente: ma in un simile ricordo sono presenti non poche lacune, che egli non sa far altro che riempire con finzioni". E' anche vero, d'altra parte. che sovente vi sono sane follie così come malate razionalità. Alcune volte è vero tutto e il contrario di tutto. Ad maiora! saluti/ Ciro Pipolo.
 
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Francesca
Inviato il: Mercoledì, 17-Set-2008, 10:07
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Buongiorno
chi dice che non si identifica forse sta negando qualcosa, comunque per quanto mi riguarda, ogni olta che osservo mi identifico con il bambino o con la madre.
In genere mi identifico con il bambino.
Vorrei che ricevesse maggio affetto e più coccole dalla madre. che ci fosse un maggior contatto fisico.
Ultimamente ho provato paura e credo che l'abbia provata anche il bambino che osservo. La mamma è molto nervosa e succede, che quando il figlio non fa quello che vuole lei, lei inizia ad urlare.
E' terribile perchè non posso intevenire e mi sembra che anche il figlio provi terrore e sia paralizzato perchè no può far nulla come me.
Piange ed è quello che mi verrebbe da fare (forse già vissuto in passato!?!).
A volte basta guardare il figlio negli occhi per capire cosa vorrebbe ma non ha.

Francesca
 
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