Durante l'osservazione mi sono accorta che per me è impossibile non identificarmi. Tuttavia l'oggetto della mia identificazione è cambiato spesso, a seconda se osservavo la madre, il bambino, o il contesto familiare in generale. L'ho scoperto soprattutto rileggendo le osservazioni e i miei commenti, da lì ho capito con chi mi stavo identificando.
Normalmente, durante l'osservazione mi sono identificata col bambino, proiettando su di lui i miei sentimenti. Incredibile poi come quel genere di sentimento provato durante l'osservazione io mi sia trovata a provare anche nella vita, forse sollecitato o risvegliato dall'osservazione.
Per esempio ho 'patito' molto quando la madre cercava di nutrire il bambino anche quando lui mostrava di non averne voglia o di essere svogliato, non interessato al seno, forse già sazio. Avrei voluto che lei gli desse il tempo di sentire la fame. Che aspettasse un segnale di fame prima di proporre il seno. Negli appunti ho poi commentato dicendo che trovavo troppo invadente questo modo, senza dare il tempo all'altro (il bambino, io...) di provare la sensazione del desiderio, del poter immaginare la forma della 'mia' fame, e di poter immaginare qualcosa che la plachi: un seno(?) per esempio.
Le sensazioni erano proprio fisiche: il fastidio, il senso di essere soffocata, la sensazione dell'assedio poi la rabbia per non ottenere quello che volevo.
Ho fatto anche un bell'esercizio quando ho tentato di separare le mie identificazioni dalla scena che andavo osservando,quanto 'pesavano' i miei sentimenti su di essa.
Il bambino in questione sembrava ribellarsi con molta meno foga di quella che io mi aspettavo (o speravo).
Prossimamente vorrei raccontarvi anche le altre 'identificazioni'.
Oggi un abbraccio e una buona giornata a tutti.